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Giornata mondiale contro la violenza di genere: un contributo

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Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal (le Mariposas, le farfalle), accompagnate dall’autista Rufino de la Cruz, andarono a fare visita ai mariti, oppositori di uno dei più spietati regimi dittatoriali dell’America Latina, detenuti nel carcere della città di Puerto Plata, nella Repubblica Dominicana. L’auto sulla quale viaggiavano le tre sorelle, attiviste di punta del “Movimento 14 di giugno”, già a loro volta detenute e poi scarcerate, venne intercettata e i passeggeri vennero costretti a scendere dal veicolo e condotti in un luogo appartato, una piantagione di canna da zucchero, dove vennero uccisi a bastonate; i loro corpi furono poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando, che venne fatto precipitare da un dirupo per simulare un incidente. Quando, il 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise l’istituzione di una giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la scelta della data cadde sul 25 novembre, anniversario di quell’assassinio compiuto dalla polizia dominicana. Da allora si sono moltiplicate ovunque nel mondo le iniziative per combattere la violenza sulle donne in tutte le sue forme.

Partendo da un reading del testo Ferite a morte di Serena Dandini, un gruppo di liceali si è confrontato su episodi di violenza perpetrati a Nord e a Sud del mondo, nelle metropoli e nei villaggi rurali, da mani fraterne e da mani sconosciute, da individui analfabeti e da professionisti titolati. Mani che dicono stop alla violenza sono state rappresentate lungo i corridoi dell’edificio e nelle palestre; su un pannello collocato all’ingresso tante mani fanno muro contro chi le mani le usa per far violenza. A questi ultimi hanno richiamato la riflessione Martino e Pasquale, due studenti che hanno eseguito “Colpo di pistola” di Brunori, cantando un’antifiaba dei nostri giorni senza “e vissero felici e contenti”: un uomo respinto uccide una donna con un colpo di pistola “forse per non sentire ancora un altro no”, poi la fa finita con “un nodo intorno al collo nel buio di una prigione”.

L’iniziativa, svoltasi nell’ambito dell’assemblea d’Istituto del 25 novembre , non è addivenuta a nessuna conclusione, semmai, al contrario, ha solo aperto un dibattito che impone coinvolgimento crescente e approfondimento.

Nel frattempo le gare che si sono svolte durante l’ormai tradizionale assemblea sportiva hanno visto protagonisti gli studenti che portavano al braccio un nastro rosso, ancora una volta un modo per ribadire il nostro “Stop alla violenza contro le donne!”

 

Redazione di Istituto

 

 

 

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